Dicono di noi

06/01/2022
Al Carlo Felice di Genova. Dialoghi pepati nel capolavoro di Franz Lehár
Corriere della Sera ed. Nazionale – Enrico Girardi
estratto recensione

Il Teatro è pieno e il pubblico è visibilmente soddisfatto d’avervi trascorso la serata.

Il Teatro è pieno e il pubblico è visibilmente soddisfatto d’avervi trascorso la serata.

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31/12/2021
Carlo Felice, ma che bella Vedova allegra
Repubblica ed. Genova – Roberto Iovino
estratto recensione

Platea affollata, applausi a scena aperta, ovazioni finali. Ieri sera al Carlo Felice il pubblico si è riconciliato con il suo Teatro decretando un meritato successo all’ultimo titolo di questo sventurato 2021.

Il Teatro aveva optato per uno spettacolo all’insegna della leggerezza e “La vedova allegra” di Lehar è risultata una scelta vincente. Non solo per la sua indiscutibile bellezza, ma anche per un allestimento lodevole sotto tutti i punti di vista.

Platea affollata, applausi a scena aperta, ovazioni finali. Ieri sera al Carlo Felice il pubblico si è riconciliato con il suo Teatro decretando un meritato successo all’ultimo titolo di questo sventurato 2021.

Il Teatro aveva optato per uno spettacolo all’insegna della leggerezza e “La vedova allegra” di Lehar è risultata una scelta vincente. Non solo per la sua indiscutibile bellezza, ma anche per un allestimento lodevole sotto tutti i punti di vista.

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31/12/2021
La vedova allegra
Connessi all’Opera – Alessandro Mormile
recensione

Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta una stagione 2022 di tutto rispetto e conclude quella autunnale salutando l’anno come meglio non si potrebbe immaginare, affidandosi a quello che lo stesso regista dello spettacolo, Luca Micheletti, definisce “un sistema teatrale a sé stante, scintillante, autoironico e appena venato d’una sublime malinconia”. Si mette in scena, infatti, la più celebre di tutte le operette, La vedova allegra di Franz Lehár, in un nuovo allestimento che prevede anche una rinnovata traduzione italiana e l’adattamento drammaturgico di Luca Micheletti stesso e la versione ritmica in collaborazione con Elisa Balbo: baritono, interprete della parte di Danilo e regista lui, soprano e protagonista nei panni di Hanna Glawari lei, insieme sul palcoscenico, come lo sono nella vita privata, per dar vita a una messa in scena scoppiettante, dinamica e allegra, dai ritmi teatrali mai scontati e prevedibili. Nel firmarla, con scene e costumi di Leila Fteita e coreografie di Fabrizio Angelini, Micheletti non dimentica di essere attore oltre che cantante e costruisce un percorso teatrale nel segno della gioia di vivere ma anche del gusto, del sano divertimento che scatena uno spettacolo apparentemente semplice nella struttura eppure di grande effetto.

Il Teatro Carlo Felice di Genova presenta una stagione 2022 di tutto rispetto e conclude quella autunnale salutando l’anno come meglio non si potrebbe immaginare, affidandosi a quello che lo stesso regista dello spettacolo, Luca Micheletti, definisce “un sistema teatrale a sé stante, scintillante, autoironico e appena venato d’una sublime malinconia”. Si mette in scena, infatti, la più celebre di tutte le operette, La vedova allegra di Franz Lehár, in un nuovo allestimento che prevede anche una rinnovata traduzione italiana e l’adattamento drammaturgico di Luca Micheletti stesso e la versione ritmica in collaborazione con Elisa Balbo: baritono, interprete della parte di Danilo e regista lui, soprano e protagonista nei panni di Hanna Glawari lei, insieme sul palcoscenico, come lo sono nella vita privata, per dar vita a una messa in scena scoppiettante, dinamica e allegra, dai ritmi teatrali mai scontati e prevedibili. Nel firmarla, con scene e costumi di Leila Fteita e coreografie di Fabrizio Angelini, Micheletti non dimentica di essere attore oltre che cantante e costruisce un percorso teatrale nel segno della gioia di vivere ma anche del gusto, del sano divertimento che scatena uno spettacolo apparentemente semplice nella struttura eppure di grande effetto.

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23/12/2021
La vedova allegra in nuova versione a Genova
Il Sole 24 Ore – Angelo Curtolo
presentazione

La vedova allegra, in nuova versione a Genova

Il 30-31-1-2-5 al Teatro Carlo Felice la celebre “Vedova allegra”, di Franz Lehár. Sarà interessante ascoltarne la nuova traduzione italiana di Luca Micheletti e la versione ritmica realizzata in collaborazione con Elisa Balbo. Micheletti ne cura anche l’adattamento drammaturgico e la regia; e interpreta il personaggio di Danilo, protagonista dell’operetta assieme a Elisa Balbo, nel ruolo del titolo. Commenta Micheletti: ”La mia sarà perciò una “Vedova allegra” attenta allo spirito profondo che ha mosso i suoi primi creatori. D’altra parte, un approccio “filologico” credo sia adeguato solo fino a un certo punto, di fronte ad una tale quantità di varianti, avallate dallo stesso Lehár e fin dal principio (in particolare sui dialoghi parlati, che qui ho tradotto e adattato liberamente incrociando diverse soluzioni drammaturgiche). Sulla tradizionale versione italiana delle parti musicali, poi, si erano accumulate e stratificate nel tempo molte inesattezze e incongruenze. Nella versione ritmica delle parti cantate conserviamo alcune traduzioni celebri di numeri ormai entrati nell’inconscio collettivo (da “tace il labbro” a “è scabroso le donne studiar…”), ma ritraduciamo ex novo tutto il resto, ricostruendo nella nostra lingua il sistema metrico e ritmico dell’originale, restaurando spesso anche il testo musicale corrottosi nel tempo con l’adattarvi parole forzate”.

La vedova allegra, in nuova versione a Genova

Il 30-31-1-2-5 al Teatro Carlo Felice la celebre “Vedova allegra”, di Franz Lehár. Sarà interessante ascoltarne la nuova traduzione italiana di Luca Micheletti e la versione ritmica realizzata in collaborazione con Elisa Balbo. Micheletti ne cura anche l’adattamento drammaturgico e la regia; e interpreta il personaggio di Danilo, protagonista dell’operetta assieme a Elisa Balbo, nel ruolo del titolo. Commenta Micheletti: ”La mia sarà perciò una “Vedova allegra” attenta allo spirito profondo che ha mosso i suoi primi creatori. D’altra parte, un approccio “filologico” credo sia adeguato solo fino a un certo punto, di fronte ad una tale quantità di varianti, avallate dallo stesso Lehár e fin dal principio (in particolare sui dialoghi parlati, che qui ho tradotto e adattato liberamente incrociando diverse soluzioni drammaturgiche). Sulla tradizionale versione italiana delle parti musicali, poi, si erano accumulate e stratificate nel tempo molte inesattezze e incongruenze. Nella versione ritmica delle parti cantate conserviamo alcune traduzioni celebri di numeri ormai entrati nell’inconscio collettivo (da “tace il labbro” a “è scabroso le donne studiar…”), ma ritraduciamo ex novo tutto il resto, ricostruendo nella nostra lingua il sistema metrico e ritmico dell’originale, restaurando spesso anche il testo musicale corrottosi nel tempo con l’adattarvi parole forzate”.

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22/12/2021
Musica: al Carlo Felice una Vedova allegra tutta italiana
Ansa Cultura
presentazione
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05/12/2021
Il fosco Barocco dell’irregolare Stradella
Corriere – La Lettura – Gian Mario Benzing
estratto

“Conosceva bene le pieghe nascoste della sensualità e anche dell’umana malvagità, il compositore Alessandro Stradella, dalla vita avventurosa, assassinato a Genova in piazza dei Banchi, forse dai sicari di un marito tradito. Il Teatro Carlo Felice ricorda questo geniaccio dai tratti misteriosi, genovese adottivo, con una delle sue creazioni più fascinose, l’oratorio San Giovanni Battista, scritto per l’Anno Santo 1675, che alterna atmosfere di cupa colpa, impennate di virtuosismo, e pagine di vera commozione (…).”

“Conosceva bene le pieghe nascoste della sensualità e anche dell’umana malvagità, il compositore Alessandro Stradella, dalla vita avventurosa, assassinato a Genova in piazza dei Banchi, forse dai sicari di un marito tradito. Il Teatro Carlo Felice ricorda questo geniaccio dai tratti misteriosi, genovese adottivo, con una delle sue creazioni più fascinose, l’oratorio San Giovanni Battista, scritto per l’Anno Santo 1675, che alterna atmosfere di cupa colpa, impennate di virtuosismo, e pagine di vera commozione (…).”

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01/01/2022
Il Meglio del 2021 – Oratorio San Giovanni Battista
Operaclick

Tra il Meglio del 2021 visto da #OperaClick, l’Oratorio di San Giovanni Battista di Alessandro Stradella eseguito il 7 dicembre 2021 al Teatro Carlo Felice. In scena Orchestra del Teatro Carlo Felice in collaborazione con l’Ensemble Mare Nostrum, maestro concertatore e direttore Andrea De Carlo, solisti Danilo Pastore, Topi Lehtipuu, Dorota Szczepańska, Silvia Frigato, Masashi Tomosugi

Tra il Meglio del 2021 visto da #OperaClick, l’Oratorio di San Giovanni Battista di Alessandro Stradella eseguito il 7 dicembre 2021 al Teatro Carlo Felice. In scena Orchestra del Teatro Carlo Felice in collaborazione con l’Ensemble Mare Nostrum, maestro concertatore e direttore Andrea De Carlo, solisti Danilo Pastore, Topi Lehtipuu, Dorota Szczepańska, Silvia Frigato, Masashi Tomosugi

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08/12/2021
Oratorio di San Giovanni Battista
Operaclick – Vittorio Mascherpa
recensione

Non è molto frequente ascoltare oratori e musiche “sacre” del Seicento in un teatro moderno, con ottime condizioni d’acustica e di comodità. Non esitiamo a dire che, a nostro gusto, i vantaggi oggettivi rispetto alle esecuzioni in edifici di culto prevalgono di gran lunga sulla perdita della cosiddetta “ambientazione storica”, concetto a ben guardare assai vago e i cui gravi inconvenienti sono fin troppo noti a chiunque non abbia la fortuna di sedere molto vicino agli esecutori. Nel Teatro Carlo Felice, invece, è stato possibile apprezzare e, diremmo, godere a fondo la straordinaria cura dedicata da De Carlo alla “realizzazione” del manoscritto, la tensione inesausta impressa a ottanta minuti di musica, il fraseggio sempre pertinente ed espressivo, la fantasia timbrica con la quale stati trattati archi, strumenti a pizzico e organo positivo. Il suono dell’orchestra ha potuto assumere, in questo modo, un ruolo drammaturgico proprio, senza mai prevaricare sul risalto delle voci. (…) Una serata che s’era percepita sùbito “al calor bianco” e che ha mantenuto sino alla fine le splendide promesse dell’inizio.

“(..) E’ un obbligo di servizio delle istituzioni culturali d’un Paese civile favorire con fermezza “miracoli” come questo.”

Non è molto frequente ascoltare oratori e musiche “sacre” del Seicento in un teatro moderno, con ottime condizioni d’acustica e di comodità. Non esitiamo a dire che, a nostro gusto, i vantaggi oggettivi rispetto alle esecuzioni in edifici di culto prevalgono di gran lunga sulla perdita della cosiddetta “ambientazione storica”, concetto a ben guardare assai vago e i cui gravi inconvenienti sono fin troppo noti a chiunque non abbia la fortuna di sedere molto vicino agli esecutori. Nel Teatro Carlo Felice, invece, è stato possibile apprezzare e, diremmo, godere a fondo la straordinaria cura dedicata da De Carlo alla “realizzazione” del manoscritto, la tensione inesausta impressa a ottanta minuti di musica, il fraseggio sempre pertinente ed espressivo, la fantasia timbrica con la quale stati trattati archi, strumenti a pizzico e organo positivo. Il suono dell’orchestra ha potuto assumere, in questo modo, un ruolo drammaturgico proprio, senza mai prevaricare sul risalto delle voci. (…) Una serata che s’era percepita sùbito “al calor bianco” e che ha mantenuto sino alla fine le splendide promesse dell’inizio.

“(..) E’ un obbligo di servizio delle istituzioni culturali d’un Paese civile favorire con fermezza “miracoli” come questo.”

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09/12/2021
L’opera rara di Bellini: una bella riscoperta
Corriere della Sera – Enrico Girardi
estratto recensione

“Una lodevolissima missione che l’istituzione genovese si è data con l’arrivo del Sovrintendente Claudio Orazi”… “un’opera di enorme interesse. Anche perché averne affidato la cura all’esperienza e alle qualità di Donato Renzetti – superdirettore, come sa che bada alla sostanza delle cose – ha garantito al pubblico che la musica arrivasse per ciò che è. Astratta nelle sue geometrie lunari ma anche poetica nel raccontare l’azione in termini più metafisici che illustrativi, inoltre, la regia di Hugo de Ana, capace di fare un tutt’uno dei tempi della storia (il XIV), di Bellini e d’oggi”.

“Una lodevolissima missione che l’istituzione genovese si è data con l’arrivo del Sovrintendente Claudio Orazi”… “un’opera di enorme interesse. Anche perché averne affidato la cura all’esperienza e alle qualità di Donato Renzetti – superdirettore, come sa che bada alla sostanza delle cose – ha garantito al pubblico che la musica arrivasse per ciò che è. Astratta nelle sue geometrie lunari ma anche poetica nel raccontare l’azione in termini più metafisici che illustrativi, inoltre, la regia di Hugo de Ana, capace di fare un tutt’uno dei tempi della storia (il XIV), di Bellini e d’oggi”.

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